-diagnostica e terapia- parte seconda edizione 2002 - Società … · 2018. 5. 28. · edizione...

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  • FISIOPATOLOGIA ENDOCRINO-METABOLICADEL CAPELLO E DEL PELO - pag. 5

    Controllo steroideo - pag. 6Controllo metabolico - pag. 10Controllo autocrino-paracrino - pag. 18

    Alopecie in endocrinopatie - pag. 24

    “DIETA” E CAPELLI - pag. 25Aminoacidi e proteine - pag. 28Acidi grassi essenziali - pag. 30Le vitamine e i capelli - pag. 30Il ruolo degli oligoelementi per i capelli - pag. 50Conclusioni - pag. 55

    SOMMARIO

    EDIZIONI "TricoItalia" (Firenze) aprile 2003Andrea Marliani

    -diagnostica e terapia- parte secondaedizione 2002

    Proprietà letteraria ed artistica riservata all'Autore.©

  • EDIZIONI TricoItalia(Firenze)

    -ANDREA MARLIANI-

    “TRICOLOGIA”-diagnostica e terapia-

    edizione 2003

    parte IITutti i diritti riservati all’Autore©

    Collaboratori:

    Paolo GigliFiorella BiniMarino Salin

    Daniele CampoGuido Vito Trotter

    EDIZIONI “Tricoitalia” Firenzeaprile 2003

  • SOMMARIO:

    FISIOPATOLOGIA ENDOCRINO-METABOLICADEL CAPELLO E DEL PELO - pag. 5

    Controllo steroideo - pag. 6Il recettore citosolico del diidrotestosterone - pag. 10Controllo metabolico - pag. 10Controllo autocrino-paracrino - pag. 18Il controllo del ciclo del capello (sintesi) - pag. 20

    Alopecie in endocrinopatie - pag. 24

    “DIETA” E CAPELLI - pag. 25Aminoacidi e proteine - pag. 28la cistina - pag. 28la metionina - pag. 29Istidina, glicina, fenilalanina, tirosina - pag. 29Acidi grassi essenziali - pag. 30Le vitamine e i capelli - pag. 30

    - Vitamina A (retinolo) e retinoidi - pag. 31- Vitamina D - pag. 36- Vitamina E - pag. 38- Vitamina K - pag. 40- Vitamina B1 (tiamina) - pag. 41- Vitamina B2 (riboflavina) - pag. 42- Vitamina PP (B3, niacina) - pag. 42- Vitamina B5 (acido pantotenico) - pag. 43- Vitamina B6 (piridossina) - pag. 44- Vitamina H (B8, biotina) - pag. 45- Vitamina B12 (cobalamina) - pag. 46- Acido folico (folacina, vit. M dei vecchi Autori) - pag. 46- Vitamina C (acido ascorbico) - pag. 47- Acido lipoico (acido tioctico) - pag. 50

    Il ruolo degli oligoelementi per i capelli - pag. 50- Ferro - pag. 50- Zinco - pag. 52- Rame - pag. 53- Magnesio - pag. 54- Selenio - pag. 54

    Conclusioni - pag. 55

  • FISIOPATOLOGIA ENDOCRINO-METABOLICA DEL CAPELLO E

    DEL PELO

    Questo è uno dei capitoli più difficili e menostudiati della tricologia ma la sua importanzaè enorme; non esito a dire che compreso benequesto capitolo il resto della tricologia vieneda sé. L’argomento è anche in parte nebulosoperché la fisiologia del capello e la patogene-si delle alopecie sono ancora in larga partesconosciute ma leggendo la letteratura e sullabase delle conoscenze di endocrinologia emetabolismo possiamo costruire un modelloche, senza la pretesa di essere né certo né defi-nitivo, può rendere ragione di quanto osser-viamo nella pratica clinica e può guidarenelle scelte te ra p e u t i che. Questo modello,volutamente semplificato, viene presentato inqueste pagine.La vita del capello è contro l l a taattraverso tre vie: steroidea, glicidi-co-metabolica, autocrino-paracrina.

    Gli ormoni steroidei-androgeni permettono ilrealizzarsi del messaggio genetico, permetto-no cioè che il genotipo “calvo” diventi fenoti-po. Questo controllo steroideo si attua

    essenzialmente attraverso il metabolismo deltestosterone con una serie di eventi a catena:la 5 alfa riduzione, la formazione del diidrote-sto ste rone, la captazione di qu e st’ u l t i m o(DHT) da parte di uno specifico recettore pro-teico citosolico con trasporto attivo nel nucleodel tricocheratinocita (il cheratinocita dellamatrice del pelo), la coniugazione del DHTcon la cromatina nucleare e la successivaderepressione di uno o più geni portatori delmessaggio ereditario, a cui segue la formazio-ne di mRNA che porta l’informazione ai ribo-somi dove avviene la sintesi proteica che rea-lizza il messaggio genetico.Il controllo steroideo provoca la miniaturizza-zione androgenetica del capello.

    Per le sintesi proteiche necessarie alla costru-zione del pelo ed alla riproduzione cellularedel tricocheratinocita occorre energia. Questaenergia è fornita da glucosio attraverso pro-prie vie metaboliche che controllano la vitaciclica del capello. Il controllo metaboli-co si attua tramite l’attivazione dell’adenilci-clasi di membrana cellulare, la formazione diAMP ciclico (cAMP), l’attivazione della glico-lisi e del ciclo di Krebs. Alterazioni del controllo metabolico sono allabase degli effluvi.

    Le mitosi delle cellule della matrice sonosotto un controllo autocrino-paracri-no. Si tratta dell’azione tonica, continua, diun fattore di crescita, Hair Grow Factor, cheesse stesse producono e di quella un caloneinibitorio, prodotto dalle cellule della papillad e rmica, pre s u m i b i l m e n te il Tra s fo rm i n gGrow Factor beta. Dal “dialogo” fra questidue fattori dipende la quantità e la qualitàdelle mitosi nella matrice del capello.Il controllo auto c ri n o - p a ra c rino regola lavelocità e la regolarità della crescita del capel-lo.

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  • CONTROLLO STEROIDEO

    Il nodo centrale del controllo steroideo sulpelo e sul capello è il metabolismo intracellu-lare del testosterone.Il testosterone, il più importante ormoneandrogeno nell’uomo, è secreto dai testicoli esolo in quantità insignificante dalle ghiando-le surrenali. Nella donna il principale androgeno circolan-te nel plasma è invece l’androstenedione,s e g u i to dal deidro e p i a n d ro ste rone, dall’an-drostenediolo ed infine dal testosterone, tuttidi origine surrenalica ed ovarica. Anche nelladonna comunque l’androstenedione, l’andro-stenediolo, il deidroepiandrosterone possonovenir metabolizzati a testosterone a livellodegli organi bersaglio.Gli androgeni circolano nel plasma in massi-ma parte legati a proteine: l’androstenedione,l’androstenediolo ed il deidroepiandrosteronesono legati debolmente e reve rs i b i l m e n teall’albumina; l’andro geno più pote n te, iltestosterone, circola invece nel plasma legatoper il 99% circa ad una betaglobulina specifi-ca: Sex Hormone Binding Globulin (SHBG).Solo la quota libera degli androgeni è metabo-licamente attiva e pertanto può penetrare pas-sivamente e reversibilmente nel citoplasmadelle cellule bersaglio dove può venire meta-bolizzata a testosterone, questo per poteragire deve essere trasformato in diidrotestoste-rone da un enzima: la 5 alfa reduttasi. Ilvero androgeno attivo a livello della matricedel pelo e del capello (ed anche a livello dialtri organi bersaglio come la prostat a) èquindi il diidrotestosterone che permet-te la crescita dei peli sessuali sul viso, sulpetto, sul dorso e sulle spalle, mentre crea lecondizioni per la caduta dei capelli. Il diidro-testosterone intracellulare si lega quindi aduna specifica proteina recettrice, il recetto-re citosolico, ed il complesso diidrotesto-

    sterone+recettore è capace di penetrare attiva-mente nel nucleo della cellula dove, a livellodi specifici recettori, si unisce alla cromatinae dereprime uno o più geni portatori delcarattere “calvo”. I geni derepressi induconola formazione di RNA messaggero che,uscito dal nucleo, a livello ribosomiale, nonconsente la sintesi delle proteine costituenti ilcapello mentre permette la produzione delleproteine costituenti i peli sessuali maschili. Sirealizza così il messaggio genetico (il concettoè espresso più chiaramente e diffusamentenelle pagine che seguono).

    Variazioni della frazione di testosterone libe-ro, conseguenza delle variazioni della protei-na legante (SHBG), comportano variazionianaloghe della quantità intra c e l l u l a re delmetabolita attivo: il diidrotestosterone. LaSHBG aumenta in ra p p o rto all’aumento( fisiologico, patologico o iatro geno) degl iestrogeni e degli ormoni tiroidei con conse-guente diminuzione della frazione libera, atti-va e metabolizzabile, del testosterone. LaSHBG diminuisce in caso di aumento degliandrogeni plasmatici, fisiologico (pubertà, età18 - 26 anni ecc.) o iatrogeno (somministrazio-ne di anabolizzanti ecc.).

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  • Va subito rilevato che di fatto nell’individuosano ed in condizioni normali la capacità dilegame della SHBG per il testosterone, intor-no a 14 ng/ml, è sempre ben superiore allatestosteronemia e l’ormone libero è semprefrazione costante dell’ormone totale.A n c o ra l’aumento dell’attività intra c i to p l a-smatica della 5 alfa reduttasi e degli enzimiche metabolizzano gli altri androgeni a testo-sterone può essere causa di una più intensaattività androgena periferica.In passato fu ipotizzato che l’ipofisi regolassel’attività della 5 alfa reduttasi e della 17 betai d ro s s i ste ro i d o d e i d ro genasi attrave rso un“ormone sebotropo” (Ebling F.J.), oggi sipensa che questo ipotetico ormone sia ilsomatotropo e/o la prolattina; si pensi all’ac-ne terribile dei ragazzi altissimi (acne da gio-catore di pallacanestro), al defluvio ed allaseborrea delle donne amenorroiche ed iper-prolattinemiche, al defluvio delle balie.

    La trasformazione del pelo lanuginoso in peloterminale all’epoca della pubertà è attribui-bile ad un aumento degli androgeni circolan-ti ed al metabolismo del diidrotestosterone alivello dei follicoli piliferi. Purtroppo in moltigiovani oltre a questa trasformazione fisiolo-gica potranno verificarsi anche effetti indesi-derabili come, ad esempio, acne, irsutismo,seborrea, defluvio androgenetico.Nella cute di giovani acneici è stata riscontra-ta una concentrazione di diidrotestosteronesino a 20 volte superiore a quella rilevabile insoggetti sani della stessa età. L’attività 5 alfare d u t tasica del cuoio capelluto affet to dadefluvio androgenetico è più elevata di quelladel cuoio capelluto normale (Bingham eShaw) e nelle radici dei capelli della regionefrontale dei soggetti calvi l’attività 5 alfareduttasica è risultata aumentata rispetto aquella di soggetti di controllo con capelli inte-gri. Come indice della attività della 5 alfa

    reduttasi può essere preso il tasso del 5 alfa-a n d ro sta n - 3 a l fa - 17 b eta-diolo (3 alfa Ad ),primo metabolita del diidrotestosterone, ed inp a rt i c o l a re del 3 a l fa - d i o l o - gl i c u ro n i d e(3 alfa AdG) sia circolante che urinario. Il 3alfa AdG proviene dal metabolismo del diidro-testosterone nella misura del 50% nell’uomo edel 100% nella donna.*La disponibilità di nicotinamideadenildinu-cleotidefosfatoridotto (NADPH) controlla econdiziona la 5 alfa riduzione e quindi la tra-sformazione del testosterone in diidrotestoste-rone. Il diidrotestosterone vedremo che inibi-sce la attività della adenilciclasi (AdachiK.) e quindi la disponibilità di AMP ciclico(cAMP) e, in ultima analisi, l’utilizzo del glu-cosio e la disponibilità di energia per le sinte-si proteiche del tricocheratinocita.Il NADPH ed il diidrotestosterone, rappresen-tano i due principali punti di interferenza fracontrollo steroideo e controllo metabolicodella vita del capello.

    Da quanto detto fino ad ora appare verosimi-le attribuire la calvizie, nell’uomo come nelladonna, all’ interazione fra ormoni androgeni,una predisposizione genetica, una regolazio-ne ipofisaria.Ricordiamo inoltre che l’ipofisi è regolata dal-l’ipotalamo tramite ormoni specifici (relea-sing hormones) e che quest’ ultimo è in stret-ti contatti con la sostanza reticolare, il sistemalimbico, la corteccia cerebrale; è quindi com-p rensibile come anche alte razioni neuro -caratteriali (ed anche lo stress) possano altera-re questo delicato meccanismo: pensiamo, adesempio, alla alopecia neurologica dei malatidi mente.

    * Abbiamo motivo di ritenere che, mentre l’ormo-ne attivo a livello del follicolo pilifero è il diidrote-stosterone, l’ormone attivo a livello della ghiandolasebacea sia l’androstandiolo (3 alfa Ad).

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  • IL RECETTORE CITOSOLICO DELDIIDROTESTOSTERONE (A.R.P.)

    Sawaya (Miami 1988) ha evidenziato che ilrecettore citosolico (Androgen ReceptorProtein) del diidrotestosterone (DHT), cioè laproteina vettrice che legandosi al DHT lo tra-sporta nel nucleo cellulare, esiste nel citosolsotto forma di tetramero e di monomero.Il tetramero non si lega all’ormone e nonentra nel nucleo, è cioè inattivo.La forma attiva è rappresentata dal monome-ro che si lega al DHT e lo trasporta fino alDNA nucleare.E’ stata anche evidenziata la presenza di unac a tena enzimatica in grado di conve rt i rereversibilmente il tetramero in monomero ela presenza di una proteina regolatrice, adeffetto inibitorio, per il legame dell’ormonecol recettore citosolico.

    BIBLIOGRAFIA

    Fi o relli G.: “Re c et to ri degli ormoni” in:Giusti G., Serio M. (Eds) “ENDOCRINOLO-GIA” USES Firenze, 1988, vol 1: 9 - 37.

    Sawaya M.E., Mendez A.J., Lewis L.A. et al.:“Two forms of androgen receptor protein inHuman hair follicles and sebaceous glands:Variation in transitional and bald scalp” JInvest Dermatol 1988; 90: 606.

    CONTROLLO METABOLICO

    Il controllo metabolico della vita del capello(e del pelo) si attua attraverso il metabolismodel glucosio.La prima tappa che porta all’utilizzo delglucosio da parte del follicolo pilifero, cioèalla produzione di energia per le sintesi pro-teiche del tricocheratinocita, passa attraversol’attivazione della adenilciclasi di membranada parte di una tropina ormonale. Non sap-piamo con certezza quale sia questa tropina,né se si tratti di una sola sostanza o di molte,ipotizziamo comunque che sia in causa unfattore di crescita della famiglia dell’EGF, pro-dotto dai cheratinociti stessi della matriceche, attraverso questo, “dialogano” con le cel-lule della papilla dermica (HrGF). Pensiamoinoltre che l’adenilciclasi di membrana deltricocheratinocita possa essere attivata da sva-riate sostanze ormonali, proteiche e steroidee,in particolare ci riferiamo alle catecolamine(effetto beta) al somatotropo, alla tiroxina,all’istamina, all’estrone, al cortisone (anche sesi tratta di un meccanismo d’azione insolitoper gli ormoni steroidi). Ognuna di questesostanze pare sia in grado di attivare a dosis ov ra fi s i o l o g i che (ma non necessari a m e n tefarmacologiche) l’adenilciclasi del tricochera-tinocita, forse anche attivando la produzionedi HrGF.

    Per le catecolamine ipotizziamo che questepossano svolgere un ruolo primario nel con-trollo metabolico della vita del capello. Questiormoni agiscono mediante il controllo dell’a-denilciclasi del cheratinocita con stimolo edincremento dell’cAMP (adenosina monofosfa-to ciclico) quando prevale l’effetto beta, inibi-zione e decremento quando prevale l’effettoalfa.Forse l’effetto beta1 delle catecolamine è fragli induttori fisiologici più importanti della

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  • crescita del capello (e del pelo).Inoltre il ricco plesso nervoso simpatico di cuiè dotato il follicolo pilifero e che avvolge lamatrice e la papilla del pelo, sembra inutileper la vita del pelo stesso perché capelliespiantati e quindi denervati continuano acrescere più o meno alla stessa velocità e conlo stesso diametro, nonostante la denervazio-ne e lo shock chirurgico ed ipossico, tanto dapermettere i così detti “trapianti ad isole”.Questo plesso potrebbe aver funzione di “con-trollo negativo”. Le fibre nervose simpaticheproducono noradrenalina, mediatore simpati-co della trasmissione nervosa, che è la piùpotente catecolamina ad effetto alfa.

    Pensiamo che il somatotropo non attivi l’ade-nilciclasi a livello della matrice e della papilladel pelo e del capello ma che più verosimil-mente agisca tramite il fattore di crescitaHrGF il quale poi attiverebbe la proteina-chi-nasi, forse anche senza intervento della ade-nilciclasi. Comunque sia, i soggetti con deficit somato-tropinico hanno capelli radi e peluria rara oassente. La secrezione fisiologica del somato-tropo è considerata responsabile del gradualeaumento di diametro del fusto dei peli degliarti e dei capelli che si verifica durante la cre-scita, dalla nascita alla pubertà, ed anche nel-l’età adulta (Williams).

    Gli ormoni tiroidei, in particolare la tiroxina,sembrano avere importanza particolarmentenelle prime fasi dell’anagen; la carenza ditiroxina nell’ipotiroidismo fa sì che i capellisiano ruvidi, secchi, fragili e cadano in telo-gen in modo ta lvo l ta imp o n e n te (te l o ge neffluvium ipotiroideo).

    Anche il progesterone è probabilmente impor-tante per iniziare la fase anagen (Williams).

    Fra gli attivatori della adenilciclasi del capel-lo sicura importanza fisiologica ha l’estrone.Durante il catagen i follicoli piliferi metabo-lizzano attivamente l’estradiolo (non attivosulla adenilciclasi del capello) in estrone, conaumento delle concentrazioni di cAMP deicheratinociti della zona protuberante fino adare il via ad una attiva moltiplicazione cellu-lare e ad una nuova fase anagen. I follicoli inanagen trasformano invece il testosterone indiidrotestosterone, con inibizione della ade-nilciclasi fino alla fase telogen. Le donne che hanno, rispetto agli uomini,livelli molto più alti di estrogeni hanno anchei capelli con anagen di durata assai più lunga. Questo modello spiega l’effluvio post parto,dovuto a caduta improvvisa del tasso estroge-nico nel sangue con conseguente caduta deitassi di cAMP nel citosol del tricocheratinoci-ta. L’estradiolo benzoato è stato proposto anchecome terapia del defluvio androgenetico insoluzione alcolica allo 0,005% per gli uominied allo 0,15% per le donne, ma occorre tene-re presente i possibili effetti dovuti al sicuroassorbimento percutaneo dell’ormone. In talsenso molto più fisiologico, probabilmenteassai più efficace e certamente più sicuroappare l’uso dell’estrone solfato.

    La cute umana trasforma attivamente il corti-solo in cortisone (idrocortisolo) che ha attivi-tà antinfiammatoria meno spiccata ma chesembra avere azione permissiva sulla attiva-zione della adenilciclasi del cheratinocita.L’effetto curativo dei corticosteroidi infiltratilocalmente in una chiazza di alopecia areatapuò essere attribuito, in parte, anche a questacapacità.

    Anche l’istamina è un attivatore della adenil-ciclasi che potrebbe giocare un ruolo fisiologi-

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  • co nella regolazione della crescita di peli ecapelli. Dell’istamina ricordiamo che è unmediatore della trasmissione nervosa, anchese con funzioni fisiologiche non del tuttochiarite. Ricordiamo anche che essa causa unaumento della permeabilità vasale associata acostrizione delle venule post capillari e conse-guente vasodilatazione (eritema passivo).Ricordiamo che la medicina popolare ha dasempre usato l’ortica come rimedio dei deflu-vi e delle alopecie.

    I recettori di membrana sono estremamentedinamici e l’attività recettoriale è regolata dadiversi meccanismi.Controllo del numero dei recettori: in presen-za di elevate concentrazioni della tropinaormonale il numero dei recettori di membra-na si riduce, mentre aumenta a basse concen-trazioni Il complesso ormone-recettore, unavolta formatosi, viene “internalizzato” condiminuzione del numero dei recettori dispo-nibili sulla membrana. In presenza di elevatequantità di ormone, la ri s p o sta biologicatende a ridursi nel tempo. Questo meccani-smo di regolazione è stato dimostrato per ilrecettore beta-adrenergico.

    Controllo della affinità dei recettori per la tro-pina ormonale: quando un recettore si legaall’ormone l’affinità dei recettori adiacentiper lo stesso ormone diminuisce. Questo mec-canismo di regolazione è stato dimostrato perl’insulina.C o n t rollo dell’accoppiamento del re c et to recol sistema di trasduzione: quando l’adenilci-clasi è attivata ed i livelli di cAMP sono eleva-ti, l’affinità per l’ormone diminuisce, l’inibi-zione sembra legata ad ioni Ca++ liberati nelc i tosol dai mito c o n d ri sot to l’infl u e n z adell’cAMP.

    A livello del tricocheratinocita, dopo che ilrecettore si accoppia con la tropina ormonale,si avrebbe l’attivazione dell’enzima adenilci-clasi mediante l’interazione di una prosta-glandina E2.Questo spiega perché gli antiinfiammatorinon steroidei, specie i più potenti inibitoridella sintesi delle prostaglandine (salicilati,indometacina, butazolidina ecc.) sono tuttiritenuti cause possibili di effluvio in telogened alopecia secondaria non cicatriziale.Dopo l’attivazione della adenilciclasi, l’cAMPviene sintetizzato a partire da adenosina trifo-sfato (ATP). Questa reazione di sintesi dicAMP necessita di Mg++ (o di Mn++), la cuidisponibilità nel citosol condiziona e limita lareazione catalitica stessa.

    Si conoscono numerose molecole capaci dii n i b i re l’adenilciclasi. Alcune di qu e stesostanze sono ormoni, altre sono compostichimici non ormonali. Fra le sostanze ormonali inibitrici l’adenilci-clasi due presentano un particolare interessenella patologia tricologica: le catecolamine adeffetto dominante alfa adrenergico ed il dii-drotestosterone.Non sappiamo se questi ormoni inibiscanodirettamente l’enzima adenilciclasi, se compe-

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  • tano con la tropina ormonale fisiologica nellaconiugazione con il recettore di membrana,se inibiscano la produzione di HrGH o seabbiano altre modalità di azione.

    Un ipotesi che ci sembra interessante ed atten-dibile per le catecolamine è che queste agisca-no legandosi al recettore di membrana dellaguanilciclasi catalizzando la formazione diguanosin-3’,5 monofosfato ciclico (cGMP) chelibera ioni Ca++ nel citosol dai mitocondri,con inibizione della adenilciclasi. E’ possibileche gli effetti delle catecolamine sulla attivitàdella adenilciclasi siano mediati dalle modifi-cazioni delle concentrazioni locali del calcio odi altri ioni. Si è pensato che l’cAMP ed ilcGMP funzionino in correlazione inve rs a(ipotesi Yin-Yang).

    L’azione inibitoria delle catecolamine sullaadenilciclasi rende ragione degli effluvi dastress. Si tratterà di effluvi in anagen, in ana-gen distrofico o in telogen (alopecia areata otelogen effuvio) a seconda della intensità delfattore stressante e quindi della violenza del“colpo d’ariete” delle catecolamine sul recet-tore ormonale.

    Uno stress forte, improvviso, di breve durata,potrà provocare un effluvio in anagen (con l’a-spetto clinico della alopecia areata incognitao a chiazze); uno stress più blando ma dilunga durata o cronico provocherà un efflu-vio in telogen (un telogen effluvio di Kligmano un telogen effluvio cronico). Naturalmenteil sistema di trasduzione tenderà a difenderese stesso riducendo il numero dei recettoriper le catecolamine (desensibilizzazione recet-toriale per riduzione del numero dei recetto-ri) fino alla risoluzione spontanea del quadroclinico, anche senza che sia rimossa la causache lo ha provocato, ma non sempre questosistema di controllo sarà sufficiente. Vogliamo sottolineare come l’alopecia areatasia ben spiegata come secondaria al “colpod’ariete” da catecolamine sul sistema di tra-sduzione dell’adenilciclasi. Le tipiche altera-zioni istologiche possono tutte essere inter-pretate come secondarie al blocco delle mito-si, per carenza di cAMP, con degenerazionea c u ta della matrice del pelo. L’ i n fi l t ra toinfiammatorio, costituito da linfociti, istiocitie mastociti che si addensano intorno ai vasidella papilla ed intorno a ciò che resta del fol-licolo pilifero non è di per sé prova di malat-tia autoimmune.

    Il 5 alfa diidrotestosterone è in grado di inibi-re l’attività della adenilciclasi del capello(Adachi K. e Kano M.) probabilmente iniben-do la produzione di HrGF. Il diidrotestostero-ne è il metabolita attivo periferico più cono-sciuto del testosterone. Fino a non molti annifa si pensava che fosse prodotto solo alla peri-feria per l’attività della 5 alfa reduttasi deglio rgani bers a glio, ma è sta to dimost ra toabbondantissimo anche nella vena spermati-ca, a dimostrazione di una importante attività5 alfa reduttasica testicolare.

    I follicoli piliferi delle zone di alopecia andro-

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  • genetica, a differenza di quelli delle zonepelose, producono una notevole quantità didiidrotestosterone che, se non prontamentemetabolizzato, si accumula con inibizione delsistema di trasduzione adenilciclasi-cAMP econseguente riduzione di tutte le attività enzi-matiche che da questo dipendono, in partico-lare si avrebbe una limitazione delle attivitàdelle proteinechinasi, una riduzione della gli-cogenolisi e della glicolisi e quindi dell’ener-gia per le sintesi proteiche necessarie alla cre-scita dei capelli. Anche per tale motivo nellearee di calvizie i capelli non riusciranno a cre-scere come peli terminali ma solo come finelanugine che si rinnova senza allungarsi concicli piliferi ad anagen di durata sempre piùbreve.

    Fra i farmaci ritenuti responsabili di alopeciamolti sono inibitori della adenilciclasi delcapello.Fra i più importanti ricordiamo ancora gli ini-bitori delle prostaglandine, che ostacolano laformazione della PGE2 mediatrice fra recetto-re ed enzima; gli oppioidi che causano alope-cia di frequente riscontro nei tossicodipen-denti; l’acido nicotinico molto usato in passa-to per il “benefico rossore”; forse anche l’epa-rina, i cumarinici, il clofibrato ed i destranipossiedono questa capacità e comunque pro-vocano alopecia iatrogena (telogen effluvio),reversibile.

    La seconda tappa che porta all’utilizzodel glucosio da parte del follicolo pilifero ini-zia con la trasformazione dell’adenosina trifo-sfato (ATP) in adenosina monofosfato ciclico(cAMP). La reazione è, come abbiamo visto,catalizzata dall’enzima adenilciclasi attivatoed avviene in presenza di Mg++, la cui dispo-nibilità è fattore limitante per lo svolgersidella reazione stessa. Ovviamente anche la

    disponibilità di ATP è un altro fattore limitan-te della sintesi di cAMP. Ormai sappiamo chel’cAMP interviene nel controllo della moltipli-cazione cellulare delle cellule della matricedel capello, e quindi nella crescita del capellostesso. Il meccanismo fondamentale con cuil’cAMP agisce sulle cellule dei mammiferi èben documentato e consiste nella attivazionedi una proteina-chinasi.

    La proteina-chinasi è costituita da una sub-unità regolatrice (R) e da una subunità catali-tica (C). Unite queste subunità non sono atti-ve. L’cAMP si lega alla subunità R e libera lasubunità C in forma attiva. La subunità C atti-va è in grado di dare il via a tutta una serie direazioni (e controregolazioni) a cascata chepermettono (o limitano) il metabolismo ener-getico del tricocheratinocita.

    L’incremento della sintesi di esochinasi avvie-ne probabilmente con bassi livelli di cAMP ebassi livelli di proteina-chinasi attivata (C).L’esochinasi trasforma, nel citosol, il glucosioin glucosio 6-fosfato con consumo di ATP e dacosì il via alla glicolisi anaerobia. Il glucosio

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  • 6-fosfato stesso ha la capacità di rallentarel’attività esochinasica controregolandola. Adopera della glicolisi si formano 2 moli di ATPper ogni mole di glucosio trasformata in acidopiruvico.

    Verosimilmente a livelli più alti di proteina-chinasi attivata avviene la glicogenolisi del gli-cogeno immagazzinato come riserva, con ulte-riore incremento della glicolisi. Non si cono-scono con certezza le tappe metaboliche cheportano alla glicogenolisi a livello del follico-lo pilifero ma in analogia a quanto avvienenel fegato si può pensare che la proteina-chi-nasi attivata attivi a sua volta una fosfo-fosfo-rilasichinasi in presenza di Ca++ ed ATP eche quest’ultima attivi una fosforilasi chescinde il glicogeno a glucosio 1-fosfato; unafo s fo gl i c o m u tasi fo rma quindi glucosio 6-fosfato, che entra nella glicolisi. Siamo difronte a reazioni catalitiche a cascata che ten-dono ad autoincrementarsi per produzione equindi aumento di disponibilità di ATP. Lealtre attività della proteina-chinasi attiva (C)tenderanno ad una controregolazione.

    La prima funzione a controregolazione della

    proteina-chinasi che prendiamo in considera-zione è l’inibizione della fosfofruttochinasi(PFK). La fosfofruttochinasi è un enzimachiave della glicolisi: Mg++ dipendente, per-mette la trasformazione del fruttosio 6-fosfatoin fruttosio 1,6-difosfato con consumo di ATP.La fosfofruttochinasi è anche inibita da alteconcentrazioni di ATP che quindi rappresen-ta sia il substrato donatore di energia di fosfa-to, sia un modulatore, cosiddetto allosterico.Ad alte concentrazioni di ATP, infatti, l’enzi-ma è inibito e tale regolazione permette dimodulare la velocità della glicolisi legandolaalle necessità energet i che della cellula.L’inibizione della PFK da parte della protei-na-chinasi attiva risponde alla stessa esigenzae devia la glicolisi verso lo shunt degli esoso-monofosfati, attraverso cui si formano pento-si utilizzati nella sintesi di acido nucleico en i c ot i n a m i d e a d e n i l d i n u c l e ot i d e fo s fa to ri d ot to(NADPH). Il NADPH è il coenzima la cui dis-ponibilità controlla la 5 alfa reduttasi con tra-sformazione del testosterone in diidrotestoste-rone, che se non viene metabolizzato mentreche si forma, si accumula con inibizione dellaadenilciclasi. L’inibizione della PFK da partedella proteina-chinasi avviene certamente alivelli di chinasi attivata più alti di quellinecessari ad incrementare la sintesi di esochi-nasi e necessari ad attivare la glicogenolisi.Livelli così alti di cAMP possono portare ilcapello in prematura fase telogen, e bassilivelli provocano la fase telogen per mancanzadell’energia necessaria alle sintesi proteiche.

    La seconda importante funzione a controre-golazione della proteina-chinasi attiva (C) è l’i-nibizione della sintesi delle proteine a livelloribosomiale, cioè a livello della trascrizionedell’mRNA. L’inibizione delle sintesi protei-che è di per sé sufficiente a spiegare come altilivelli di cAMP interferiscano col ciclo cellula-re nelle fasi G1, S, G2, con rallentamento

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  • delle mitosi della matrice. Non possiamocomunque escludere anche un effetto inibito-rio diretto sulla replicazione cellulare ma l’i-nibizione, da un lato, della sintesi delle protei-ne che compongono i sistemi tubulo-fibrillariche guidano il fuso mitotico e, dall’altro, delleproteine necessarie per la sintesi di nuovi cro-mosomi ci sembra sufficiente a spiegare il ral-l e n ta m e n to delle mitosi. Ancora ve d i a m ocome alti livelli di cAMP possano esitare in unprematuro telogen del capello, ma d’altraparte è chiaro che se lo stesso cAMP è insuffi-ciente il capello va in telogen per mancanza dienergia. Queste considerazioni possono inparte spiegare le molte contraddizioni che tro-viamo in letteratura.In altre parole l’cAMP intracitoplasmatico deltricocheratinocita non deve essere né tropponé troppo poco, potendo variare entro margi-ni forse non molto ampi.

    Il catabolismo dell’cAMP prodottosi dopo l’at-tivazione dell’adenilciclasi è opera di un enzi-ma, la fosfodiesterasi, che demolisce il nucleo-tide ciclico a 5-AMP (nucleoside 5-monofosfa-to). Non si può escludere che l’cAMP possa essere

    metabolizzato anche attraverso altre vie chenon implicano l’intervento della fosfodiestera-si, ma questa è l’unica dimostrata e documen-tata. Si conoscono alcune sostanze in grado di ini-bire la fosfodiesterasi, fra queste le più attivesembrano essere le metilxantine, in particola-re caffeina e teofillina. Molto attiva nell’inibi-re la fosfodiesterasi risulta essere anche lapapaverina

    La terza tappa dell’utilizzo del glucosio daparte del follicolo pilifero comincia ovviamen-te dalla glicolisi.

    Nel follicolo in anagen l’utilizzo del glucosioè aumentato del 200% rispetto al follicolo inte l o gen. Pa ra l l e l a m e n te anche la gl i c o l i s irisulta incrementata del 200%; l’attività delciclo degli esosofosfati dell’ 800%, il metaboli-smo glucidico attraverso altre vie del 150%.Il cambiamento metabolico più importantenel passaggio dalla fase telogen alla fase ana-gen sembra consistere nella attivazione delloshunt degli esosofosfati che produce grandiquantità di NADPH, essenziale per la sintesidei grassi e degli steroidi ed in particolare per

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  • la trasformazione del testosterone in diidrote-stosterone. Inoltre i pentosi che si formanolungo questa via rappresentano le “pietreangolari” per la costruzione dei nucleotidi.Inoltre la quantità di ATP che si forma allafine del processo metabolico lungo la catenarespiratoria dipende anche dalla quantità diNADPH convertita in NADH e poi ossidata.

    Per glicolisi si intende la demolizione del glu-cosio ad acqua e CO2.

    Esula dallo scopo di questa lavoro spiegaredettagliatamente i passaggi metabolici delladegradazione del glucosio e del metabolismointermedio, dobbiamo solo soffermarci supochi punti essenziali, che semplifichiamorimandando per maggiori dettagli ai trattatidi fisiologia medica.

    Il catabolismo del glucosio segue due vie, unaattraverso la scissione in triosi, detta via diEmbden-Meyerhof, l’altra attraverso la suaossidazione e decarbossilazione a pentosi, edè lo shunt degli esosomonofosfati.Il metabolismo del glucosio attraverso la viadi Embden-Meyerhof fino ad acido piruvico sisvolge nel citosol cellulare e produce modestequantità di energia: 3 moli di ATP per moledi glucosio se si parte da glicogeno, solo 2 sesi parte da glucosio. Produce però anche 2idrogenioni (H+) che verranno utilizzatiper laproduzione di 6 moli di ATP nella catenarespiratoria mitocondriale anaerobica. Questidue idrogenioni si formano al passaggio meta-bolico della fosfogliceraldeide ad acido fosfo-gl i c e rico con tra s fo rmazione di NAD inNADH. Ricordiamo che per ogni mole di glu-cosio si formano 2 moli di fosfogliceraldeide. L’ossidazione del NADH, che avviene sia nellacatena respiratoria mitocondriale sia nellatrasformazione di acido piruvico acetil-Co A,produce 6 moli di ATP.

    La trasformazione dell’acido piruvico in ace-til-Co A alimenta, all’interno dei mitocondri,il ciclo di Krebs che produce 8H+ ad ogni giroper mole iniziale di glucosio, questi produr-ranno24 moli di ATP lungo la catena respira-toria.Pertanto la produzione netta di ATP per moledi glucosio metabolizzato lungo la via diEmbden-Meyerhof ed il ciclo di Krebs è di 38moli (2+6+6+24 = 38).

    La catena respiratoria mitocondriale è costi-tuita da una serie di reazioni a cascata chetrasferiscono idrogeno all’ossigeno; ciascunenzima della cascata viene ridotto e poi riossi-dato, mentre l’ossigeno scende lungo la casca-ta stessa.Questo è associato alla formazione di ATP daADP. Tutto il processo dipende da un adegua-to apporto di ADP e quindi tanto più rapida-mente viene utilizzato l’ATP nei tessuti tantopiù grande è la disponibilità di ADP e conse-guentemente tanto più rapida decorre la cate-na respiratoria, o fosforilazione ossidativa.

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  • Lo shunt degli esosomonofosfati è la piùimportante alternativa metabolica alla glicoli-si anaerobica.Per il capello esso sembra costituire una via dia s s o l u ta imp o rtanza poiché nel passaggiodalla fase telogen alla fase anagen risultaincrementato dell’ 800%. Attraverso lo shunt degli esosomonofosfati siformano i pentosi per la sintesi di acidinucleici e pertanto il capello non può cresce-re, poiché la cellula non può riprodursi, senon è attiva ta qu e sta via meta b o l i c a .Attraverso questo shunt si forma il NADPHche la cellula utilizza nel corso delle sequen-ze biosintetiche riduttive.Quando però l’attività della proteina-chinasied il conseguente blocco della fosfofruttochi-nasi è tale da deviare gran parte della glicoli-si lungo lo shunt esosomonofosfatico, la gran-de quantità di NADPH prodotta porta ad untale incremento della 5 alfa riduzione che ildiidrotestosterone supera le capacità di meta-bolizzazione e si accumula con inibizione del-l’adenilciclasi, con freno della produzione dicAMP della glicolisi e con riduzione della pro-duzione di energia, fino a provocare il telogendel capello. A questo punto il follicolo comin-

    cia a metabolizzare attivamente testosteronein andro stenedione, andro stenedione edestradiolo in estrone fino a attivare ancora l’a-denilciclasi e la produzione di energia per ilnuovo anagen.Così il ciclo vitale del capello periodicamentesi chiude e si riapre.

    CONTROLLOAUTOCRINO-PARACRINO

    Le mitosi delle cellule della matrice sonosotto il controllo tonico di un fattore di cresci-ta che esse stesse producono, Hair GrowFactor, e di un calone inibitorio, prodottodalle cellule della papilla dermica, individua-bile nel Trasforming Grow Factor beta. Il“dialogo” fra questi due fattori modula lemitosi della matrice del capello e controlla lasintesi della chratina e la velocità di crescitadel pelo . Nel feto, intorno al quarto mese di vita gesta-zionale, in punti geneticamente prefissati,alcune cellule epidermiche proliferano e si

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  • approfondiscono nel derma spinte dall’attivi-tà pro m i totica dell’Hair Grow th Fa c to r(HrGF), pro d ot to dai ch e ratinociti ste s s i .Q u e ste cellule si appro fondiscono fino alderma papillare, finché vengono fronteggiateda una papilla dermica che ne inibisce la pro-liferazione e la discesa con un messaggio ini-b i to rio para c rino, pre s u m i b i l m e n te con ilcalone Tra n s fo rming Grow th Fa c tor beta(TGF beta). Questo evento si ripete poi quasiuguale durante tutta la vita estrauterina, adogni ciclo pilare, al momento del catagen.Dopo la nascita i peli lanugo vengono via viarimpiazzati da peli terminali e sul cuoiocapelluto compaiono veri capelli, che diventa-no col tempo sempre più lunghi e più grossi,compaiono sul cuoio capelluto. A questa evo-luzione contribuisce sicuramente l’azione delsomatotropo, forse attraverso il suo tipicomediatore, il fattore di crescita IGF1 (somato-medina C), o più verosimilmente attraverso lamediazione dell’Hair Growth Factor.Durante tutta la vita estrauterina, quando ilpelo arri va alla fase cata gen, la matri c e ,comunemente intesa, degenera e la papillarimane connessa al bulbo solo mediante unacolonna vuota di cellule epiteliali; in seguitoquesta colonna risale fino ad entrare fisica-mente in contatto con le cellule germinativedella zona protuberante (bulge) e in qualchemodo ne attiva la produzione di HrGF. Le gel-lule staminali del bulge, con un processom o l to simile a quello della fo rm a z i o n eembriologica del pelo primitivo, migrano dinuovo verso il basso ricolonizzando la zonadella matrice e, ripreso contatto con la papil-la dermica danno inizio al nuovo anagen. Laproduzione di HrGF da parte delle cellule delbulge è verosimilmente attivata dall’estroneabbondantemente prodotto dal metabolismodel follicolo dalla fine dell’anagen.Per quanto riguarda la struttura dell’HrGFpossiamo pensare che, in analogia con la

    struttura dell’insulina, sia un polipeptide dicirca 50 - 52 aminoacidi, formato da due cate-ne l’una di 20 - 22 e l’altra di circa 30 aminoa-cidi unite da due ponti disolfuro. Il peso mole-colare totale dovrebbe aggirarsi intorno ai6000 dalton. Le singole unità si assemblereb-bero fra loro a formare dimeri di forma cilin-drica in una struttura tridimensionale rom-boide con al centro due atomi di zinco circon-dati da tre coppie di HrGF. Questa struttura,veicolata dall’albumina, verrebbe trasportatanel sangue. Solo il monomero sarebbe biologi-camente attivo.

    L’ HrGF è prodotto dal feto al 4°- 6° mese e dacellule tumorali programmate in senso endo-crino e di probabile origine neuroectodermi-ca, vedi sistema APUD (Amine PrecursorUptake and Decarboxylation).E’ presumibile che possa essere reperito nelliquido amniotico e nel siero di pazienti affet-ti da ipertricosi lanuginosa acquisita.

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  • Il controllo del ciclo del capello(sintesi)

    Mentre la moltiplicazione delle cellule dellamatrice del capello e la sintesi di cheratinasono tonicamente sotto il controllo e l’intera-zione di due fattori di crescita, uno stimolan-te (HrGF) ed uno inibente (TGF beta), il cicloa n a ge n - c a ta ge n - te l o gen è contro l l a to dalmetabolismo del glucosio, gli ormoni steroidi,androgeni ed estrogeni, determinano la dura-ta dell’anagen e la differenziazione in peli ter-minali o vellus.

    Androgeni ed estrogeni permettono cioè cheil genotipo “calvo o non calvo” diventi fenoti-po. Dopo la pubertà ai maschi crescono labarba, i peli sul torace e sul dorso e, contem-poraneamente, cominciano a cadere i capelli(Hamilton J.). Nelle donne l’ipertricosi è unsintomo importante di molte endocrinopatieassociate ad iperproduzione di androgeni. Idifferenti effetti degli androgeni sui vari grup-pi piliferi umani nelle diverse sedi portanoall’ipotesi che esistano differenze nella tra-s c rizione nucleare indot ta dal messaggio

    o rmonale, intesa come dere p ressione orepressione di geni, o a quella che l’aromatiz-zazione ad estrogeni possa essere molto piùa t t i va in certe zone ri s p et to ad altre(Schweihert H.U.).La conversione intracitoplasmatica del testo-sterone nel metabolita attivo diidrotestostero-ne, ad opera dell’enzima 5 alfa reduttasi,nodo centrale del controllo steroideo del ciclodel capello, avviene in presenza del coenzimaNADPH2 la cui disponibilità è fattore di con-trollo e regolazione del metabolismo dell’or-mone maschile. Il diidrotestosterone si combi-na quindi con un recettore citosolico, di natu-ra proteica, a formare un complesso che entraattivamente nel nucleo cellulare, si coniugasuccessivamente con la cromatina, a livello diun recettore specifico, e tramite la formazio-ne di mRNA deprime (o induce) la sintesi pro-teica a livello ribosomiale (Farthing M.J.). Inc a renza di NADPH2, ma in presenza diNADH2, il testosterone può essere convertitoin androstenedione dalla 17 beta idrossisteroi-do-deidrogenasi (Adachi K.) e poi aromatizza-to ad estrone (Schweihert H.U.). L’energia perla sintesi proteica nel follicolo in anagen è for-nita dal metabolismo del glucosio, che costi-tuisce il secondo sistema fondamentale di con-trollo del ciclo del capello. Nel follicolo inanagen l’utilizzo del glucosio è aumentato del200% rispetto al follicolo in telogen. Anche laglicolisi risulta aumentata del 200%, l’attivitàdel ciclo degli esosofosfati dell’ 800% e ilmetabolismo glucidico attraverso altre vie del150% (Halprin K.M. - Parker F.). Il cambia-mento metabolico più importante nel passag-gio dalla fase telogen alla fase anagen sembraconsistere nell’attivazione dello shunt degliesosofosfati (Parker F.) che produce grandiquantità di NADPH2, essenziale per la tra-sformazione del testosterone in diidrotestoste-rone, realizzando così un primo fondamenta-le controllo a retroazione sulla durata dell’a-

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  • nagen.La scissione del glicogeno, di cui è ricca lapapilla del pelo alla fine del telogen, l’attiva-zione della glicolisi ed in definitiva la fornitu-ra di energia al follicolo pilifero, sono in fun-zione della disponibilità di fosforilasi chedipende dai livelli intracellulari di AdenosinMonofosfato Ciclico (cAMP) (De Villez.R.L).L’cAMP è così un altro fattore che mediaattraverso una diversa via gli effetti degliormoni sessuali sul follicolo pilifero ( AdachiK.).La teoria dell’cAMP “secondo messaggero”pone che il primo messaggero, un ormone insenso classico, sia trasportato nel plasma finoal suo recettore sulla membrana della cellulabersaglio. Con l’intermediazione di una pro-staglandina PGE2 (Sauk J.J.) ed in presenzadi Mg++ o Mn++, una subunità catalitica dellaadenilciclasi produce cAMP da ATP. L’cAMPinizia la fisiologica cascata di attivazione dip roteine chinasi che porta all’attiva z i o n edella fosforilasi. Durante l’anagen anche l’at-tività (o la disponibilità) della esochinasi, chetrasforma il glucosio ematico in glucosio 6-fosfato, dipende dai livelli di proteina chinasiattiva.

    Sappiamo che:il diidrotestosterone, ma non il testosteronené l’androstenedione, è in grado di inibire l’a-denilciclasi e riduce la disponibilità di cAMPa livello dei follicoli piliferi (Adachi K.);l’estrone, ma non l’estradiolo, attiva invecel’adenilciclasi aumentando l’cAMP nelle cel-lule follicolari (Parker F.);le cellule della matrice del pelo sono in gradodi metabolizzare, in presenza di NADH2, iltestosterone ad androstenedione (De VillezR.L.);il follicolo pilifero è in grado di aromatizzarel’androstenedione ad estrone (Schweikert H.U.).

    C’è una stretta relazione fra follicoli in ana-gen che producono diidrote sto ste rone datestosterone con calo dei livelli di cAMP finoal telogen e follicoli in telogen che metaboliz-zano te sto ste rone in andro stenedione (DeVillez R.L.), andro stenedione (Sch we i ke rtH.U.) ed estradiolo in estrone (Parker F.), conl’aumento delle concentrazioni di cAMP, finoal via di un nuovo anagen.I processi di aromatizzazione del follicolo pili-fero sono essenziali, in particolar modo nelmaschio, a mantenere l’anagen.Dunque l’cAMP modula la fornitura di ener-gia necessaria alla sintesi della cheratina inne-scando un sistema di proteine chinasi che atti-va la fosforilasi e controlla la funzione dellaesochinasi. Tutto ciò in presenza di Ca++ eMg++ e con consumo di ATP.

    La proteina chinasi, la cui attivazione costitui-sce la prima tappa della cascata, consta di unasubunità regolatrice (R) e di una subunitàcatalitica (C). Se unite fra loro queste subuni-tà non sono attive. L’cAMP lega la subunità Re libera la subunità C che così può innescarela catena metabolica.

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  • La subunità C attivata controlla però anchealcuni sistemi di controregolazione di cui ilpiù imp o rta n te è l’inibizione dell’enzimafosfofruttochinasi che, nella glicolisi, presiedealla trasformazione del fruttosio 6-fosfato infruttosio 1,6-difosfato. L’inibizione della fosfofruttochinasi devia ilmetabolismo del glucosio verso lo shunt deglie s o s o m o n o fo s fati con produzione diNADPH2, incremento della attività della 5alfa reduttasi e maggior produzione di diidro-testosterone che, a retroazione, inibisce l’ade-nilciclasi e quindi la produzione di cAMP.Inoltre la subunità C attiva rallenta la sintesidelle proteine a livello della tra s c ri z i o n edell’mRNA ed interferisce con il ciclo cellula-re nelle fasi G1 ed S (Voorkees J.J.).Così alti livelli di cAMP possono esitare inprematura fase telogen del capello (Adachi K.)e bassi livelli provocano ancora il telogen percarenza dell’energia necessaria alle sintesiproteiche (Comaish S.).

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  • ALOPECIE IN ENDOCRINOPATIE

    Lo sviluppo dei peli ed il loro ciclo sono con-dizionate, in gran parte, dalle ghiandole endo-crine i cui ormoni esercitano sul complessopilosebaceo influenze regolatrici spesso oppo-ste. Non sorprende perciò che disendocriniedi varia natura si riflettano sullo sviluppo del-l’apparato pilifero e sul ciclo vitale dei capel-li.

    Malattie dell’ipofisiTipica l’alopecia che si manifesta nel nanismoipofisario e che inizia al centro del capillizioestendendosi successivamente verso la perife-ria fino ad interessare tutto il cuoio capelluto;anche le regioni ascellari e pubiche sono tipi-camente coinvolte.Nella sindrome di Sheehan (necrosi ipofisariapost partum) i peli al pube ed alle ascelle siassottigliano e cadono ed il cuoio capellutoviene interessato da una caratteristica ipotri-chia.Ipotrichia progressivamente ingravescente siosserva anche nella sindrome della sella vuotae frequentemente anche in presenza di adeno-mi ipofisari.

    Malattie della tiroideTipico il defluvio in telogen dell’ipotiroidi-smo che interessa i capelli, la barba, i pelipubici ed ascellari. Si tratta di una grave ipo-trichia che al cuoio capelluto interessa parti-colarmente i bordi del capillizio con una alo-pecia marginale reversibile con terapia sosti-tutiva.Nell’ipertiroidismo i capelli ed i peli diventa-no sottili e fragili ma è rara una vera alopecia.Sia nell’ipotiroidismo che nell’ipertiroidismoè frequente l’alopecia areata e talvolta si asso-

    cia anche la vitiligine .Malattie delle paratiroidiNell’ipoparatiroidismo cronico è costante unaipotricosi generalizzata; i capelli diventanosecchi, sottili , fragili e cadono diffusamente oin chiazze fino all’alopecia, dimostrando cosìclinicamente l’importanza del calcio nel trofi-smo del pelo.

    Malattie delle surreniNelle sindromi surrenogenitali femminili dac a renza enzimatica (iperplasia surre n a l i c acongenita) si osservano alopecia androgeneti-ca, irsutismo ed acne che sono presenti anchenel Morbo di Cushing e nei tumori virilizzan-ti del surrene.Nell’ insufficienza surrenalica cronica (M. diAddison) tutto il sistema pilifero appare com-promesso ed in particolare i capelli si dirada-no e scuriscono mentre i peli ascellari e pubi-ci si diradano fino a scomparire.

    Malattie delle ovaieAlla menopausa i capelli si diradano e puòcomparire un innalzamento della linea fron-tale, i peli ascellari e pubici diventano semprepiù scarsi fin quasi a scomparire e spesso si haun lieve irsutismo.Ne l l ’ovaio policist i c o ( s i n d rome di Ste i n -Leventhal) è caratteristico l’irsutismo accom-pagnato da defluvio in telogen.Nei tumori ovarici secernenti androgeni (arre-n o b l a stoma, gonadoblastoma, ley d i g i o m a ,ipernefroma ovarico, luteoma) è caratteristicala sindrome da virilizzazione con amenorrea,perdita dei caratteri sessuali secondari, modi-ficazione della voce, irsutismo ed alopecia.

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    Zanussi C., Schlechter P., Cantalamessa L.:“ENDOCRINOLOGIA” UTET, Torino, 1981.

    DIETA E CAPELLI

    Gli integratori alimentari: generalità eloro possibile utilizzo in tricologia

    Un lungo capitolo sui principi qualitativinutrizionali può, a prima vista, sembrare dif-ficile, eccessivo o addirittura inutile in unmanuale di tricologia e la tentazione di saltar-lo a piè pari è certamente forte.E’ importante però far rilevare come unadieta inappropriata e come stati carenziali,specie qualitativi, possono provocare un efflu-vio e contribuire ad aggravare un defluvio giàin atto, talvolta in modo irreparabile.Poiché oggi il laboratorio ci permette di inda-gare sullo stato nutrizionale e di evidenziarecon relativa facilità almeno le carenze nutri-zionali più grossolane e poiché queste posso-no quasi sempre essere corrette, le conoscen-ze di base su “nutrienti e capelli” diventanoindispensabili per chi vo glia dav ve ro fa redella tricologia una scienza.Ormai da decenni è dimostrato ciò che dasempre si era intuito, cioè che esiste un diret-to rapporto fra stato nutrizionale e sintesidelle cheratine dure dei peli e delle unghie.Già secondo Rook: “diete troppo rigide e male qu i l i b ra te hanno contri b u i to all’aumentodelle alopecie e delle ipotrichie riscontratonegli ultimi anni, specie nelle donne”.

    CONSEGUENZE DI UNA CARENZAPROTEICA

    Bradfield ha dimostrato, su volontari sani sot-toposti a dieta aproteica, che il diametro delbulbo dei capelli si riduce notevolmente doposoli 11 giorni con marcata riduzione del pig-mento melanico verso il 14° giorno, seguitada atrofia e successiva perdita delle guaine

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  • interna ed esterna.E’ importante notare che le alterazioni delbulbo e poi dello stelo del capello si verifica-no quando ancora non sono evidenti segniematici di carenza, quasi che l’organismo,finalisticamente, risparmiasse le proteine perle funzioni essenziali togliendole a tutte quel-le sintesi di cui può fare a meno.Dopo dieta aproteica una modesta trazionesul capello provoca la rottura intrafollicolaredel fusto del capello, il quale dimostra cosìuna netta riduzione della sua resistenza allatrazione e della sua tipica elasticità.In tutti i casi aggiungendo proteine alla dietale alte razioni si dimost rano ra p i d a m e n tereversibili.Distinguiamo una carenza proteica acuta eduna carenza proteica cronica.

    Carenza proteica acutaNella carenza proteica acuta (Kwashiorkor) lapercentuale dei capelli in anagen scende al26-30%. All’esame microscopico i capellimostrano severi segni di atrofia rappresentatidalla riduzione del diametro dei bulbi, ugua-le ad 1/3 del normale (circa 25 micron invecedi 80) con presenza di una tipica strozzaturacentrale a clessidra, dalla perdita della guainainterna ed esterna, dalla marcata riduzionedel pigmento.Inoltre la quantità di tessuto pilare prodottagiornalmente risulta ridotta a circa 1/10 e lavelocità di crescita in lunghezza ad 1/4 delnormale.

    Carenza proteica cronicaNella carenza proteica cronica (marasma) l’or-ganismo tenta di adattarsi alla situazione dimalnutrizione conservando le proteine per lefunzioni essenziali alla sopravvivenza e le alte-razioni sul capello sono ancora più drammati-che.In uno studio di Bradfield in bambini affetti

    da malnutrizione proteica cronica solo l’1%dei capelli era in anagen e mancavano tuttidelle guaine esterna ed interna. Il colore eran et ta m e n te alte ra to, rossiccio, il diamet roridotto a meno di 30 micron. La velocità dicrescita risultava di 1/10 di centimetro almese e la sua discontinuità dava al capello unaspetto a tipo pseudo moniletrix. La resisten-za dei bulbi alla trazione era, ovviamente,estremamente scarsa e gli steli si rompevanocon grande facilità. L’aspetto generale deifusti era quindi quello che si riscontra anchenella aplasia moniliforme, nei capelli fusifor-mi o nella tricorressi nodosa ma il loro diame-tro era assai minore di quanto lo è in questealterazioni.Altre carenze nutrizionali genericheSempre da Bradfield, a dimostrazione che ilpelo non ha bisogno solo di aminoacidi, sonostati osservati sperimentalmente mutamentidel pelo in animali tenuti a dieta non ipocalo-rica ma priva di tutti i fattori nutrienti cono-sciuti, ad eccezione delle proteine.In questi animali il ritmo di crescita del peloera ancora una volta rallentato, la resistenzadei fusti alla rottura era significativamentepiù bassa anche a parità di diametro, checomunque era quasi sempre ridotto. Tutte le alterazioni si dimostravano reversibi-li reintroducendo i principi mancanti nellaalimentazione.

    Dal punto di vista pratico è importante chie-dere al paziente che presenta caduta di capel-li se ha seguito diete particolari, se soffre didisturbi intestinali che possano condizionareun malassorbimento, se fa uso di lassativi, seusa farmaci diretti ad inibire l’assorbimentodi sostanze alimentari (clofibrato, destrano,fitati ecc.), se ha avuto una perdita di pesonell’ultimo anno o negli ultimi mesi.

    Comunque un semplice esame microscopico

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  • dei capelli potrà evidenziare un ridotto diame-tro dei fusti, i bulbi facilmente si presenteran-no come pseudodistrofici (piccoli e “strozza-ti”) e potrà esservi una riduzione in spessoreo la perdita completa delle guaine nei capellistrappati in anagen.E’ significativo che queste alterazioni morfo-logiche potranno manifestarsi quando ancoranon vi sono variazione significative del rap-porto anagen/telogen al comune tricogram-ma e che tutto questo può essere osservato,nelle forme larvate e tipiche dei paesi evoluti,senza alterazione seriche delle proteine ema-tiche totali né del protidogramma né in pre-senza di decise carenze seriche minerali ovitaminiche.Solo successivamente, se la situazione malnu-tritiva perdura, si osserverà un aumento nettodei capelli in telogen, con alterazione del rap-porto anagen/telogen al tricogramma, e com-pariranno i segni ematologici tipici della mal-nutrizione come la diminuzione delle protei-ne totali, delle albumine, del colesterolo, dellasideremia, zinchemia, magnesiemia, calcemiae delle vitamine dosabili.

    I nutrizionisti calcolano che un uomo adultonecessiti di 0,75 gr. di proteine per Kg di pesocorporeo al giorno. Questo dato, a nostro avvi-so, pecca per difetto e può essere sicuramenteconsiderato minimale e non ottimale.Tenendo poi conto che almeno due terzi delleproteine introdotte con gli alimenti sono,comunemente, di origine vegetale ed hannoquindi un valore biologico inferiore a quelledi origine animale perché prive degli aminoa-cidi essenziali (aminoacidi cioè che l’organi-smo non è in grado di sintetizzare ma deveassumere preformati), si può tranquillamentefi s s a re il fabbisogno proteico per l’uomocomune ad almeno un grammo al giorno perKg di peso corporeo.Un giovane poi ha un fabbisogno proteico

    ancora maggiore e inversamente proporziona-li alla sua età: basti pensare a quanto èaumentata la statura media di ogni popolazio-ne (dall’Italia al Giappone) quando la dieta siè arricchita in proteine.Se il fabbisogno proteico è più elevato nei gio-vani in crescita lo è anche di più nella gravi-danza, nelle malattie febbrili ed aumentaancora col lavoro muscolare e con l’attivitàsportiva (per la necessità di riparare i micro-scopici ma continui danni muscolari).E’ quindi più facile di quanto comunementesi creda incorrere in modesti deficit proteici,senza certo arrivare al Kwashiorkor od almarasma, anche nella vita comune di unasocietà evoluta.Questi modesti deficit proteici disturberannoben poco lo stato globale di salute ma potran-no sicuramente essere causa di un “inspiega-bile” effluvio, aggravare un defluvio in atto,ridurre la velocità di crescita dei capelli edelle unghie, essere causa o concausa di unaonicoclasia e di una onicodistrofia.In definitiva in Tricologia i “parametri sericidi normalità” di tutti i nutrienti sono assaipiù ri st retti di qu a n to considera to dallaMedicina Generale.

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  • AMINOACIDI E PROTEINE

    Fra i vari aminoacidi alcuni appaiono partico-larmente importanti per la formazione dellecheratine dure dei peli e delle unghie: la cisti-na, la metionina, l’istidina, la glicina, la feni-lalanina, la tirosina e gli altri aminoacididella gelatina di collagene.

    La cistinaE’ l’aminoacido a più alto peso molecolare(240,23) e si caratterizza per il contenuto inzolfo (27%) superiore a tutti gli altri aminoa-cidi solforati. La cistina presenta un legame S-S molto stabile che, utilizzato nella strutturadelle cheratine, conferisce a queste tenuta eresistenza.La presenza di cistina è, ovviamente, indi-spensabile per il processo di cheratinizzazio-ne ed è presente in grandi quantità nello stra-to esterno della cuticola del pelo.Nell’animale si è dimostrato che una alimen-tazione priva o povera solo di cistina determi-na una netta diminuzione nella produzione ditessuto pilare.Esami istologici cutanei praticati ad animali adieta cistino-priva hanno evidenziato una pre-valenza di follicoli in catagen circondati da uninfiltrato linfocitario.Per quanto riguarda la pigmentazione delpelo è stato visto che la cistina facilita la sin-tesi di eumelanine. Importanti sono i rappor-ti fra cistina e vitamina B6 perché in caso didifetto di questa vitamina il tasso di cistina incircolo diminuisce.Il grado di cheratinizzazione aumenta e siperfeziona con l’aumentare del tasso di cisti-na nei tessuti e col diminuire del contenuto incisteina. Salendo dagli strati profondi dellacute e del follicolo pilifero l’ossidazione deigruppi -SH liberi della cisteina dà luogo aiponti disolfurici -S-S della cistina, necessari

    per la stabilità e la resistenza delle cheratine.Non esiste un definito fabbisogno giornalierodi cistina nell’uomo, ma comunque questoaminoacido è stata proposto in terapia per leaffezioni della cheratinizzazione alla dose di1-1,5 gr. al giorno. La cistina è abbondantenelle uova e nel latte vaccino.

    La metioninaE’ un altro aminoacido solforato proposto interapia per le affezioni della cheratinizzazio-ne. Appare di efficacia inferiore alla cistina eormai sembra di poter affermare che è utilesolo perché può essere facilmente convertitain cistina in presenza di vit. B12 e/o acidofolico.Cistina e metionina (ed in minor misuraanche gli altri aminoacidi solforati: cisteina,taurina, acido cisteico, cistationina) hannoanche una non trascurabile attività antiossi-dante. Sono cioè in grado di neutralizzare iradicali liberi (H202, 0+, H-) prima che possa-no reagire con le molecole biologiche, in talsenso si sono dimostrate valide come agentiprotettivi da radiazioni ionizzanti e in gradodi impedire una alopecia da radiazioni.Cistina e metionina sono anche capaci di

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  • impedire l’alopecia dopo intossicazione da tal-lio.

    Istidina, glicina, fenilalanina, tirosi-naSono tutti contenuti nella gelatina di collage-ne che somministata per via orale favorisce ilturnover del collagene umano e, associata allacistina, migliora il processo di cheratinizza-zione ed aumenta il contenuto di zolfo nelpelo per incremento della disponibilità deiprecursori. Ricordiamo che la gelatina di col-lagene contiene quntità transcurabili di cisti-na.

    Contenuto medio di aminoacidi della gelatinadi collagene (in %)

    glicina 25,5cistina 0,1alanina 8,7tirosina 0,5leucina 3,2arginina 8,1isoleucina 1,4idrossiprolina 14,1treonina 1,9

    serina 0,4ac glutammico 11,4metionina 1,0istidina 0,8fenilalanina 2,2prolina 18,4ac aspartico 6,6valina 2,5lisina 4,1

    L’istidina si trova abbondante nella carne dimaiale, nel glutine ed in alcune farine. Vienea t t i va m e n te incorp o ra ta nella ch e ratina alivello dello stato granuloso.La glicina è forse il più importante degli ami-noacidi del collagene per il trofismo del capel-lo. L’effetto, talvolta sorprendente, riscontratosulla cheratinogenesi per somministrazionedi gelatina sembra possa essere in gran parteattribuito all’azione della glicina, che è anchel’aminoacido quantitativamente più impor-tante del collagene. Fra gli alimenti è abbon-dante anche nel latte.La fenilalanina e la tirosina rivestono unagrande importanza per la produzione di mela-nina e quindi per la pigmentazione del capel-lo e la loro carenza è in gran parte responsa-bile della depigmentazione dei capelli cheritroviamo nel marasma. Fenilalanina e tirosina sono abbondanti nellefarine e nel glutine.

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  • ACIDI GRASSI ESSENZIALI

    Vengono chiamati anche vitamina F e sonocostituenti essenziali di membrana. La lorocarenza destabilizza il trasporto ionico attra-verso la membrana stessa. Le fonti alimentarisono le stesse della vitamina A e probabilmen-te molti dei sintomi attribuiti a carenza diretinolo sono in gran parte attribuibili acarenza di acidi grassi essenziali. Sappiamooggi che sono necessari per una corretta che-ratinizzazione ma non si conosce quale sia ilfabbisogno nell’uomo.Una sindrome carenziale di acidi grassi èstata descritta in pazienti in alimentazioneparenterale prolungata. Si presenta con erite-ma e desquamazione del cuoio capelluto edelle sopracciglia, caduta di peli e di capelli;quelli che rimangono appaiono depigmentati,secchi e con alterazioni strutturali. Il riscon-tro nel siero di un alto livello di acido cicosa-trianoico a bassa concentrazione di acido ara-chidonico ava l l e rà il sospet to diagnost i c o .L’applicazione topica di olio di zafferano, checontiene oltre il 65% di acido linoleico, farapidamente regredire le alterazioni cutanee.

    LE VITAMINE E I CAPELLI

    Dal punto di vista biochimico le vitaminesono un gruppo di sostanze eterogenee, senzacontenuto energetico proprio, attive a dosigeneralmente molto piccole, necessarie all’or-ganismo e alla sua crescita, che non possonoessere in genere sintetizzate e devono pertan-to venire introdotte con gli alimenti (in alcunicasi la flora batterica intestinale ne produceuna certa quota).A seconda delle loro caratteristiche vengonodistinte in liposolubili (A, D, E, K) e idrosolu-bili (B1, B2, B3, B5, B6, B8, acido folico,B12, C, acido lipoico). Alcune sostanze non

    rientrano fra quelle propriamente definitevitamine (B4, B7, B10, B11, B13 o acido oro-tico, B14, B15 o acido pangamico, inositolo,rutina o vit. P, carnitina o vit. T, coenzima Q),e non saranno perciò descritte nei dettagli.

    Alcune vitamine (A, E, B5, B6, PP, H) sonosicuramente coinvolte nell’attività follicolare.La presenza di anomalie dei capelli e dei pelipuò in certi casi essere ricondotta a carenzevitaminiche imputabili spesso a drastici regi-mi dietetici perseguiti con eccessiva disinvol-tura.

    Il concetto di vitamina ha la sua origine nellaconstatazione che i principi alimentari fonda-mentali (proteine, grassi, carboidrati) nonbastano a tenere in salute l’organismo.Sebbene da tempo i navigatori si fossero resiconto della necessità di portare dei limoni neiviaggi di lunga durata e da tempo fosse rico-nosciuta l’utilità dell’olio di fegato di merluz-zo, la nozione del bisogno di una certa quali-tà nell’alimentazione rimase un concet tomolto vago ed empirico fino all’inizio del XX°secolo.Nel XIX° secolo si era potuto stabilire che lamancanza di certi fattori nell’alimentazioneera all’origine di malattie che da sempre ave-vano accompagnato l’uomo nella sua storia.Scorbuto, pellagra, beriberi avevano decimatogli equipaggi delle navi, piegato eserciti poten-ti, distrutto nazioni.

    Il nome “vitamina” fu dato per la prima voltaalla tiamina nel 1911, per indicare che questasostanza aveva la struttura di un amina e cheera indispensabile alla vita.A partire dagli anni trenta si sono prodotteper sintesi le vitamine in quantità sufficientead assicurare il trattamento preventivo e cura-

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  • t i vo delle malattie da care n z a .Successivamente si sono estese, talvolta esage-ratamente, le loro indicazioni terapeutiche.In seguito, per reazione, si è passati a discute-re su certe loro indicazioni ed anche a mette-re in dubbio il loro interesse come farmacinei paesi evoluti, nei quali la popolazionedovrebbe beneficiare di una alimentazionesufficiente ed almeno teoricamente equilibra-ta.Al giorno d’oggi le moderne metodiche diindagine hanno messo in evidenza stati dicarenza vitaminica anche in gruppi di popola-zioni appartenenti alle società più industria-lizzate; si è riacceso quindi l’interesse e laricerca intorno a queste sostanze e molte diesse stanno sempre più riconfermando la loroefficacia come veri medicamenti dotati di atti-vità farmaco-dinamica.Oggi si sta rivalutando l’utilità di un apportoextra alimentare di vitamine ed inoltre questestanno dimostrando insospettate capacità far-macologiche che probabilmente saranno unadelle novità della medicina degli anni futuri.Si è anche visto come, in certi casi, l’assunzio-ne esasperata di una sola vitamina può provo-care carenze relative delle altre, con conse-guenti disturbi pseudo-carenziali e pertanto,nella prevenzione, si deve dare la preferenza acomposti multivitaminici in dosi equilibrate.

    Riteniamo che una supplementazione di vita-mine non sia mai dannosa (sempre che non siecceda in vitamine liposolubili capaci di accu-mularsi nel tessuto adiposo) e quasi sempreutile anche per i capelli.Purtroppo nel tentativo di capire i rapportifra cute e vitamine si è tentato, inadeguata-mente, di trasferire in campo umano i nume-rosi dati relativi agli animali e, come conse-guenza, la letteratura abbonda di affermazio-ni discordanti e contraddittorie.Vediamo cosa si può dire di certo o di suffi-

    cientemente accettato.

    Vitamina A (retinolo) e retinoidiLa vit. A (retinolo) è un alcool a catena lungache si trova in natura prevalentemente sottoforma esterificata con acidi grassi in 16 diffe-renti isomeri di cui solo 6 sono noti. E’ inso-lubile in acqua, facilmente solubile in etere,cloroformio, acetone, grassi ed oli. Si trovasolo in prodotti di origine animale: olio difegato di pesce, fegato di mammiferi (soprat-tutto orso bianco) e, in minore quantità, inburro, latte, formaggio, uova.

    Le provitamine A o carotenoidi, di cui il rap-presentante più importante e conosciuto è ilbeta-carotene, si trovano soprattutto nei vege-tali verdi e nella buccia dei frutti, a cui dacolore. In laboratorio è possibile scindereesattamente una molecola di beta-carotene,fortemente liposolubile, in due di vitamina A.Q u e sta divisione matematica non è peròattuabile dalle cellule della parete intestinaleche, solo in condizioni particolarmente favo-revoli, riescono ad ottenerne almeno una; daqui la necessità di somministrare quantità dibeta-carotene e carotenoidi assai più elevaterispetto alle apparenti necessità teoriche.La vit. A viene misura ta in U.I. (Un i t àInternazionali):__________________________________

    1 U.I. vit. A = 0,344 microgrammi di vit. A acetato

    (terminale molecola:CO-CH3)

    = 0,550 microgrammi di vit. A palmitato(terminale molecola:

    CO-(CH2)14-CH3)L’attività della vit. A palmitato è pertanto circa il 75% di quellaacetato.

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  • 1 U.I. provitamina A = 0,600 microgrammi di beta-carotene (1microgrammo = 1 millesimo di milligrammo)

    Non essendoci una relazione precisa fra U.I. di vit. A e di beta-carotene, dal 1969 il contenuto di vit. A o provitamina A vieneespresso in microgrammi di retinolo o retinolo equivalenti:1 retinolo equivalente= 1 microgrammo o 3,33 U.I. di retinolo;= 6 microgrammi o 10 U.I. di beta-carotene;= 12 microgrammi di carotenoidi diversi.

    Si tiene cioè conto, per carotene e derivati, della loro effettiva

    capacità di trasformarsi in vit. A nell’organismo.

    __________________________________

    Dato che il fabbisogno medio giornaliero divit. A è 3300-5000 U.I. (cioè 1000-1500 micro-grammi o 1-1,5 milligrammi) quella di beta-carotene è pertanto: 1000-1500 x 6 = 6000-9000 microgrammi (6-9 milligrammi).Per quanto riguarda la quantità di vitaminacontenuta nei cibi si possono fare i seguentiesempi: 100 gr carota = 12 mg beta-carotene(circa 6600 U.I.); 100 gr albicocca = 2,7 mgbeta-carotene (circa 1485 U.I.); 100 gr burro =1 mg vit. A (3300 U.I.).In condizioni normali l’assorbimento di vit. A(sotto forma di retinolo libero o esteri del reti-nolo) a livello della parete intestinale è com-pleto e può portare a ipervitaminosi, mentreper i carotenoidi questo non succede in quan-to l’intestino li trasforma in vit. A solo per laquota che necessita all’organismo. Il fegatoaccumula grandi riserve di vit. A e quindi l’i-povitaminosi non si manifesta per lunghiperiodi anche in assenza di assunzione con glialimenti. La vit. A circola nel sangue legata aduna proteina specifica, R.B.P. (proteina legan-te il retinolo), sintetizzata dal fegato.

    Funzioni della vit. AMeccanismo della visione.

    La vit. A partecipa alla formazione della por-pora retinica (rodopsina), recettore della luceparticolarmente importante per la visione inbassa intensità luminosa (visione crepuscola-re).

    Integrità di pelle e mucose.La vitamina A è un costituente della membra-na cellulare e si può affermare che in ogni cel-lula deve esistere una quantità adeguata divitamina, al di sopra o al sotto della quale lastabilità della membrana, e quindi della cellu-la, si altera. Ne deriva che sia condizioni diipovitaminosi che di ipervitaminosi sono dan-nose. Infatti nella clinica vediamo che ipo edipervitaminosi A portano ad alterazioni dellacheratinizzazione con caduta di capelli intelogen negli stati di carenza ed in anagennegli stati di intossicazione acuta.La vit. A favorisce la sintesi dei mucopolisac-caridi (componenti essenziali del derma edelle guaine del pelo) e la secrezione di muco,è quindi indispensabile per il mantenimentod e l l ’ i n te grità degli epiteli di ri ve st i m e n to .Regolerebbe inoltre la sintesi delle cheratineattraverso una azione specifica sui radicalisulfidrilici ma, se assunta in eccesso, potrebbeinvece inibire questa sintesi (impedendo con-seguentemente che l’ossidazione dei gruppisulfidrilici (-SH) liberi della cisteina dia luogoai ponti disolfurici (-S-S) della cistina, necessa-ri alla stabilità ed alla resistenza del pelo. L’effetto protettivo del beta-carotene nei con-fronti dei raggi solari associato ad abbronza-tura “dorata” si verifica per dosaggi abbastan-za elevati (50-70 mg/die) difficilmente otteni-bili con le comuni preparazioni commerciali.- Ha funzione di coenzima in alcuni passaggi

    metabolici nella sintesi degli ormoni steroidi:cortisolo, corticosterone, colesterolo, ormonisessuali.- La vitamina A è anche una sostanza antios-

    sidante, impedisce l’ossidazione precoce dellavitamina C assunta con l’alimentazione ed ècertamente capace di neutralizzare nell’orga-nismo la presenza di radicali liberi che sonouna delle cause dell’invecchiamento e delledegenerazioni neoplastiche e che presumibil-

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  • mente contribuiscono alla caduta dei capellidal IV° decennio di vita in poi, quando ildefluvio è certamente meno “androgenetico”.Esistono attualmente dati sperimentali ches e m b rano confe rm a re un’azione protet t i vadella vit. A e dei retinoidi sullo sviluppo deitumori maligni e in qualche caso addiritturaregressione. Questi studi preliminari necessi-tano tuttavia di ulteriori conferme.

    Un breve discorso a parte merita il betacarotene.Se fino a pochissimi anni fa si riteneva che ilbeta carotene giocasse il solo ruolo biologicodi precursore della vitamina A, oggi si vaormai delineando anche un sua diversa edautonoma funzione.E’ in gran parte a questo pigmento che si devela capacità dell’organismo di difendersi daidanni ossidativi indotti dai radicali liberi(H2O2, H-, O2+) che si formano in quasi tuttii distretti durante la loro specifica funzione(come ad esempio a livello broncopolmonaredurante la respirazione, nell’intestino duran-te i processi digestivi e nei muscoli durante losforzo fisico). Questi danni vanno da unaminore efficienza dell’organo, ad un vero eproprio invecchiamento, fino alla mutageno-genesi.Il suo meccanismo biologico si esplica sostan-zialmente nella capacità di neutralizzare l’os-sigeno singoletto (O+, ossigeno con attivitàtossica per le cellule che si forma nella pelle,ad esempio, in seguito a prolungata esposizio-ne ai raggi ultravioletti, dando luogo a conse-guenze anche molto gravi e non solo per lastessa pelle ma per tutto l’organismo).Il banale accorgimento di fornire all’organi-smo un apporto farmacologico estra-alimenta-re di beta carotene viene oggi valutato positi-vamente da biologi, biochimici e nutrizioni-sti. Una dose giornaliera estra-alimentare di20 mg di beta carotene sembra consentire l’e-

    sposizione alla luce solare o ad una fonte diraggi ultravioletti con molta più tranquillità,pare minimizzare in gran parte dei danni dafumo di sigaretta sull’apparato broncopolmo-nare, ridurre l’incidenza di coronaropatie, ditumori del seno, di carcinomi dell’apparatodigerente e, in campo sportivo, di contenere ildanno indotto dallo sforzo atletico sulle fibro-cellule muscolari riducendo i tempi di recupe-ro e migliorando la qualità e l’efficacia dell’al-lenamento.Gli effetti del beta carotene vengono poi esal-tati e moltiplicati non aumentandone la dose,ma associandolo ad altri classici antiossidanti,assunti anch’essi a dosi fa rm a c o l o g i ch e :essenzialmente la vitamina C (500 mg al gior-no) e la vitamina E (100 mg al giorno).

    Deficit di vit. A:Può verificarsi per insufficiente apporto ali-mentare, malassorbimento intestinale, insuf-ficiente produzione di R.B.P. da parte delfegato o eccessivo consumo.

    Sintomi oculariNei casi di deficit lieve si osserva emeralopia(diminuzione della visione al crepuscolo o incaso di scarsa illuminazione), nei casi di defi-cit grave si ha invece inizialmente xeroftalmia(secchezza ed atrofia della congiuntiva bulba-re che può causare opacità della cornea) es u c c e s s i va m e n te ch e ra tomalacia (ra m m o l l i-mento e deformazione della cornea che puòp o rta re, se si sov rappongono comp l i c a n z einfettive, ad ulcerazione della stessa con asso-ciate lesioni dell’iride e del cristallino).

    Sintomi cutaneiSi ha essenzialmente secchezza cutanea (peri p ot ro fia pro gre s s i va fino all’atro fia delleghiandole sebacee e sudoripare) ed iperchera-tosi (ispessimento dello strato corneo conpelle rugosa e ruvida). Le sedi più colpitesono gli arti e le regioni posteriori del collo. Icapelli si presentano aridi, fragili, opachi

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  • facilmente estraibili con ridotta resistenzaalla trazione per insuffi c i e n te ancora g g i odelle guaine dovuto a deficit di formazionedei mucopolisaccaridi, loro componente fon-damentale.

    La somministrazione terapeutica di vit. A pre-vede dosaggi abbastanza elevati:50000 U.I./die (16 mg vit. A acetato) per 15-20 giorni nell’emeralopia;150000 U.I./die per 60 giorni nella xeroftal-mia;150000 U.I./die per 45-60 giorni nell’acne(l’effetto benefico si ha a livello dell’iperchera-tosi follicolare);150000-200000 U.I./die per 60-90 giorn inelle discheratosi cutanee (malattia di Darier,pitiriasi rubra pilare, psoriasi);200000 U.I./die per 120 - 180 giorni nellacheratomalacia.I dosaggi dovranno essere adeguatamente ele-vati anche per la somministrazione di beta-carotene la cui assunzione, a scopo terapeuti-co, dovrà variare fra 90 e 360 milligrammi algiorno.In molti preparati commerciali il contenutoin beta-carotene è talmente basso da rasenta-re il ridicolo: se un confetto contiene l’equiva-lente di 1000 U.I. di vit. A la somministrazio-ne terapeutica dovrebbe infatti oscillare da 50a 150 confetti al giorno! Dovranno quindiessere utilizzate preparazioni nelle quali lequantità contenute siano chiaramente indica-te evitando quelle nelle quali complessi giri diparole e di percentuali sembrano scritti volu-tamente per confondere le idee invece cheper chiarirle. Se integrando l’alimentazionecon beta-carotene si viene a determinare rapi-damente una pigmentazione giallastra dellacute, e soprattutto del palmo delle mani, sideve sospettare un ipotiroidismo o un diabetelatente, poiché chi è affetto da queste patolo-gie ha difficoltà a trasformare la provitamina

    in vitamina.L’attività della vitamina A è ottimale se vienesomministrata insieme al complesso B, allevitamine D, E, al calcio, al fosforo.Lo zinco che è necessario a livello epatico per-ché possa venire mobilizzata la vitamina Aimmagazzinatavi.

    Ipervitaminosi AE’ un’evenienza rara a verificarsi nelle nostreregioni (si diagnostica per va l o ri > 500U.I./100 ml di sangue) e la si vede solo “iatro-gena”, quando volutamente provocata conl’uso di retinoidi orali. Ipervitaminosi sponta-nea si trova descritta in letteratura solo negliEsquimesi che fanno largo uso alimentare difegato di orso e di foca.L’ipervitaminosi A si manifesta con sintomigenerali (astenia, ipereccitabilità, anoressia,disturbi del sonno, nausea e vomito), epatici( i p e rt ri gl i c e ridemia, iperc o l e ste ro l e m i a ,aumento della fosfatasi alcalina, epatomega-lìa con steatosi) e cutanei, fra i quali parados-salmente gli stessi sintomi della carenza vita-minica: secchezza cutanea, desquamazione,prurito, ragadi, indebolimento e caduta dipeli e capelli e danno nella formazione delleguaine. I disturbi regrediscono rapidamentese si sospende la somministrazione.Occorre fare quindi attenzione, a sommini-strare come “placebo” vitamina A ad alte dosia chi perde i capelli, perché si potrebbe otte-nere un, sia pur reversibile effluvio iatrogeno.Per evitare accumuli dannosi di vitamina èutile somministrarla per soli 5 giorni alla set-timana ed interrompere quindi per 2 giorni.Quando in dermatologia si desidera usarevitamina A a dosaggi farmacologici la sinto-m a tologia da iperv i taminosi è comunqu esempre inevitabile!Oggi, qualora si ritenga utile questa terapia, èpiù conveniente e più maneggevole fare uso diretinoidi, informando il paziente degli inevi-

    Giornale Italiano di TricologiaManuale di “Tricologia”

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  • tabili e reversibili effetti collaterali.

    RetinoidiComprendono le forme naturali e gli analoghidi sintesi della vit. A. Dato che la molecoladella vit. A è composta da tre parti (un grup-po ciclico, una catena polienica e un gruppopolare) e che ognuna di esse può essere varia-mente modificata il numero finale di combi-nazioni è pressoché illimitato.- I retinoidi di prima generazione compren-

    dono tutti i metaboliti naturali della vit. A, inparticolare la tretinoina (Airol®) acido tuttotrans retinoico o vit. A acida (terminale pola-re COOH invece che CH2OH) e il suo metabo-lita isotretinoina (Roaccutan®) o acido 13 cisretinoico.- I retinoidi di seconda generazione, ottenuti

    per trasformazione del gruppo ciclico (retinoi-di aromatici), hanno come capostipite l’etreti-nato (Tigason®).- I retinoidi di terza generazione, ottenuti perciclizzazione della catena polienica, compren-dono la famiglia degli arotinoidi.L’indice terapeutico (per indice terapeutico,secondo Bollag, si intende il rapporto fra ladose più bassa in grado di provocare una iper-vitaminosi A e la dose, somministrata per 14giorni, che provoca una regressione del 50%del volume dei papillomi) dell’isotretinoina è2,5 volte superiore a quello della tretinoinamentre quello dell’etretinato è 10 volte supe-riore. Ancora maggiore, da 10 a 50 volte,quello degli arotinoidi (che arrivano fino a8000 per quanto riguarda i soli papillomi).

    Effetti biologici principali dei retinoidi- Controllo della proliferazione e della diffe-

    renziazione delle cellule epiteliali.A livello epidermico quest’attività determinamodificazioni dei cheratinociti sia citoplasma-tiche (fragilità lisosomiale, deposito di sostan-ze mucino-simili) sia della parete (riduzione

    del numero e della dimensione dei desmoso-mi), con conseguente assottigliamento e perdi-ta di coesione dello strato corneo; si ha inol-tre aumento dell’attività germinativa dei che-ratinociti dello strato basale (e conseguenteispessimento dell’epidermide) e stimolazionedelle cellule del Lange rhans (ad attività“difensiva”).- Attività sui tessuti connettivali.

    A livello dermico si ha stimolazione dei fibro-blasti, neoangiogenesi e incremento della des-quamazione all’interno dei follicoli; riduzio-ne di volume e di attività delle ghiandole seba-cee (soprattutto isotretinoina) e inibizionedella motilità dei granulociti neutrofili edeosinofili (etretinato e isotretinoina).

    Applicazioni terapeutiche:Sono in generale quelle della vit. A rispettoalla quale alla maggiore attività si associanodosaggi di utilizzo più bassi che consentonodi ridurre al minimo gli effetti tossici (perl’acne grave ad esempio si possono utilizzare20-30 mg/die di isot retinoina al giorn o ) .L’utilizzo dei retinoidi appare particolarmen-te appropriato nei casi di acne grave resisten-te ad altre terapie (isotretinoina a dosaggivariabili fra 0,3 e 1 mg/kg/die per un perio-do medio di 15-20 settimane), nelle formegravi e soprattutto generalizzate di psoriasi( et ret i n a to a dos